Biografia di San Pellegrino Laziosi

Nella piazza maggiore di Forlì, un frate – Filippo Benizi, priore generale dell’Ordine dei Servi di Maria – richiama i forlivesi all’obbedienza del Pontefice Martino IV, dopo l’interdetto da lui lanciato alla città ribelle il 26 marzo 1282. Il discorso del frate non piace… Fischi, insulti, strattoni, obbligano il religioso a prendere la via del ritorno.

Tra gli insorti c’è un giovane di nobile famiglia, Pellegrino Laziosi. Ma, ecco, sorgere in lui l’agitazione e poi il pentimento. Rincorre Filippo Benizi sulla via Emilia e raggiuntolo al fiume Ronco, si getta ai suoi piedi, chiedendo perdono. L’abbraccio di Filippo matura in Pellegrino un cambiamento radicale. Nella Cattedrale di Forlì, ai piedi dell’immagine della Madonna, fiorisce la sua vocazione religiosa e chiede di entrare nell’Ordine dei Servi di Maria. L’accoglie a Siena lo stesso Fra Filippo Benizi. Lì incontra due santi frati senesi, il b. Gioacchino e il b. Francesco. Alla loro scuola, Pellegrino getta le basi della sua santità.

Verso il 1295, Pellegrino tornò da Siena alla sua città natale di Forlì, dove rimase fino alla morte, dedito alla penitenza, alla preghiera, al servizio dei poveri.

Un fatto rivelatore avvenne verso il 1325, quando egli era ormai sui 60 anni. Una molestissima cancrena, che lo colpì alla gamba destra, crebbe a tal punto che il medico del convento, Paolo Salaghi, decise di amputargli l’arto ammalato. Nella notte prima dell’operazione, Pellegrino si trascinò davanti al grande Crocifisso situato nella sala capitolare, e lì, con tutta la sua fede, implorò la guarigione. Assopito, vide Gesù Crocifisso toccargli la gamba piagata, guarendolo all’istante. Il fatto fece conoscere la santità dell’umile frate dei Servi, al quale tutti accorrevano. Si narra che alla notizia della sua morte – avvenuta nel 1345 – fu tale e tanta la gente accorsa da ogni parte per cui non fu possibile chiudere le porte della città. La salma fu esposta nel coro della chiesa: tutti volevano avvicinarsi per toccarla con oggetti e reliquie preziose. Tra gli altri, un cieco implorava aiuto, quand’ecco Pellegrino sembrò risvegliarsi e guarirlo all’istante. E anche una donna, posseduta dal demonio, fu liberata dal maligno.
Il culto reso a Pellegrino Laziosi fu approvato nel 1609 da Paolo V, che lo ascrisse nel catalogo dei Beati. Esaurite le formalità del processo canonico, Benedetto XIII, nel 1726, lo annoverò tra i Santi.

Il più antico documento su San Pellegrino è la sua legenda, ossia la breve, ma bellissima vita scritta in latino trecentesco poco dopo la sua morte, da un confratello che lo conobbe personalmente. Il testo originale di questa legenda, in seguito smarrita, fu trascritto fedelmente in latino classico-umanistico nel 1483 da Nicolò Borghese (1432-1500), noto letterato e politico senese, amico dei Servi di Maria. Egli è ritenuto il personaggio più importante che abbia avuto Siena nella seconda metà del Quattrocento.