Il Santuario Basilica di San Pellegrino Laziosi

Il Santuario di San Pellegrino è oggi incorporato nel centro storico di Forlì. Il portale della facciata proviene da una chiesa precedente del sec. XIII, dedicata a Sant’Agnese, situata allora fuori delle mura, nella contrada chiamata Campostrino.

Il Santuario, di stile barocco, è ampio e luminoso. Si compone di tre navate, con dieci altari laterali, convergenti tutti verso l’abside. Nel presbiterio spicca lo stupendo altare maggiore con marmi policromi e l’artistico coro, con 27 scanni a dossale, in legno noce, finemente intarsiati: unico esempio in stile gotico di tutta la Romagna. Al centro del vano absidale si eleva la nicchia dell’Addolorata, con la relativa statua, opera dello scultore bolognese Angelo Piò (1690-1770) e sette tele, indicanti i dolori della Vergine, opera del pittore Paolo Cignani (1609-1664).

Dal 1345 il Santuario custodisce il corpo semincorrotto di San Pellegrino, tumulato fino al 1639 nella prima cappella a sinistra, detta dell’Incoronata. La Beatificazione di Pellegrino Laziosi, fatta da Papa Paolo V nel 1609, stimolò la comunità dei frati e i fabbriceri a costruire una cappella ad onore del Santo. Essa fu ricavata aprendo la parete della chiesa all’altezza della terza arcata a destra. La costruzione verso l’esterno risultò spaziosa e piena di luce, con una cupola affrescata nel 1721 dai fratelli pittori Francesco e Felice Bondi. L’affresco rappresenta San Pellegrino portato in cielo dagli angeli e accolto dalla Vergine Maria.

La canonizzazione di San Pellegrino, ad opera di Papa Benedetto XIII nel 1726, fu l’occasione per procedere ad un nuovo ampliamento della cappella, ottenuto con l’aggiunta di un secondo vano a forma di abside, su disegno dell’architetto forlivese Fra Giuseppe Merenda, domenicano. Altri abbellimenti si aggiunsero poi tra gli anni 1740-1742, grazie alle generose donazioni del cavaliere Giorgio Viviani Marchesi Bonaccorsi, patrizio forlivese, divenuto poi sacerdote. Il Marchesi si rivolse ai fratelli Ottaviano e Nicola Toselli, scultori bolognesi, per la costruzione dell’altare, dell’arca marmorea per le reliquie del Santo e dei sei angeli che la circondano. Al maestro Domenico Toschini di Ravenna furono commissionati i rivestimenti in marmo dell’intera cappella. Al centro della medesima, lo stesso Mons. Marchesi fece preparare la sua tomba, ove fu deposto alla sua morte (1757).

Sopra l’urna di cristallo, in cui riposa San Pellegrino rivestito con l’abito dei Servi di Maria, spicca in parete il quadro che rappresenta Gesù crocifisso in atteggiamento di guarire la gamba piagata del Santo. Secondo l’opinione più diffusa, la tela sarebbe opera dell’artista forlivese Giovanni Pretelli, soprannominato Giovannone o Giannone, morto nel 1648. Egli, però, l’avrebbe eseguita su disegno del suo maestro Simone Cantarini da Pesaro, detto il Pesarino (1612-1648).

Per l’importanza delle opere ivi esistenti, il Santuario fu dichiarato Monumento Nazionale. Papa Paolo VI, con il Breve del 26 agosto 1977, su richiesta dei Vescovi dell’Emilia-Romagna, lo dichiarò Basilica Minore.

Dal Santuario si può accedere alla sala trecentesca, che è il residuo più antico del convento. Qui è custodito l’affresco del Crocifisso miracoloso dinanzi al quale Pellegrino implorò e ottenne la guarigione istantanea da cancrena alla gamba. Per l’attribuzione dell’opera, di scuola giottesca, gli esperti si orientano per l’ambiente di Rimini, con preferenza per i nomi di Francesco o Giuliano, attivi in quella città nel secolo XIV.

Il visitatore può ammirare nel Santuario il monumento a Luffo Numai, con la splendida natività e risurrezione di Cristo, scolpite nel 1520 da Giovanni Ricci per la parte istoriata e da Tommaso Fiamberti per quella decorativa.

Il quadro dell’Annunciazione di Marco Palmezzano (1456/1459-1539) e quello della Sacra Famiglia di Francesco Menzocchi (1502-1574) furono asportati dal Santuario dopo la soppressione degli Ordini Religiosi decretata dal governo italiano nel 1866: Ora si possono ammirare nella pinacoteca comunale di Forlì.

In Sagrestia si può ammirare la Gloria di San Pellegrino di Francesco Trevisani (1746)